La Chiesa di San Giorgio

Sulla collina, che sovrasta Valperga Canavese, nelle vicinanze del castello, con cui confina, sorge la monumentale chiesa dedicata a San Giorgio.

Il più antico documento pervenutoci risale al 1150, ma la Chiesa in quell'epoca era già costruita e funzionava come cappella del vicino castello dei Signori di Valperga oltre che come parrocchiale del sottostante borgo, anche il campanile (posteriormente elevato di due piani) con le sue eleganti bifore marmoree risale a quel periodo. La Chiesa è rivolta verso oriente. La Chiesa, secondo i canoni dell'architettura romanica, ha l'ingresso a occidente e l'abside ad oriente a significare il cammino del fedele dalle tenebre alla luce. Essa è un edificio a tre navi, senza transetto, lungo m. 40 circa, e largo m. 22, risultato dalla fusione di vari successivi periodi di costruzione.
All'ingresso della Chiesa si osserva che l'asse dell'abside risulta essere leggermente spostato a sinistra rispetto all'asse della navata. Non pare ritenersi un errore di calcolo, ma piuttosto la rappresentazione simbolica dell'inclinazione della testa di Cristo sulla Croce. Nel 1700 si è pensato di raddrizzare la Chiesa ritenendo l'antica costruzione frutto di imprecisazione degli architetti medioevali, così si è eretto un muro e realizzato vari interventi. Il restauro avviato negli anni 1937/1939 con lo smantellamento del muro interno, riporterà alla luce gli antichi affreschi (Furono dipinti dal pittore Giovanni di Pietro de Scotis di Piacenza, la data più probabile è il 1462). Altri affreschi saranno riportati alla luce dopo l'abbattimento della volta a crociera fatta erigere nella navata centrale.
Durante un'epidemia di peste, forse quella del 1630, la chiesa venne adibita a lazzaretto, per motivi igienici si ricoprirono di calce tutti gli affreschi sulle pareti, episodio che permise di salvarli fortunosamente dal degrado.
Tutta la Chiesa di San Giorgio era affrescata anche esternamente, oltre che abbellita dai rilievi in cotto. Resta soltanto, a testimoniare la ricchezza decorativa, la scena dell'Adorazione dei Magi, salvata dal degrado, perchè inglobata nella sacrestia settecentesca.

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